Un expat a Vienna - La storia di Giuseppe

il bacio quadro del pittore Gustav Klimt Österreichische Galerie Belvedere Vienna
Il bacio (Der Kuss) - Gustav Klimt

Credo fermamente che il “tempo” sia strettamente legato, indissolubilmente, al “viaggio”, qualsiasi cosa quest’ultimo possa rappresentare, quasi come a comporre due facce della stessa medaglia; come due antichi rivali.


E proprio il tempo, ancora una volta, mi costringe oggi, più che mai, a riflettere su ciò che è stato il mio ultimo anno di vita. Vuoi per i tempi che corrono, più duri che mai, a cui siamo costretti a sopravvivere ultimamente, vuoi perché proprio in questo periodo dell’anno, nel 2019, ero l’ennesimo italiano espatriato all'estero per motivi di lavoro, per fortuna o sfortuna che sia.

 

La mia piccola, grande avventura è cominciata a Vienna, lo scorso marzo, per finire a giugno dello stesso anno.

Non tantissimo, ma sufficiente a far sì che, in un modo o nell'altro, la mia vita, presente e futura, venisse in tutti i casi influenzata da quell'evento.

 

Vienna è una città magnifica, a tutto tondo: elegante, funzionale, precisa, esigente, permissiva, divertente, culturale, pulita e ordinata.

Ho cercato in tutti i modi di scoprirla il più possibile, in quei weekend liberi dal lavoro che si sono dimostrati più caldi di quanto mi aspettassi.

 

 

Dal Palazzo di Schönbrunn, col suo meraviglioso giardino “verticale”, a Hofburg, passando per la spettacolare vista sulla sommità di Stephansdom e i per i vialetti del Castello del Belvedere, senza dimenticare le risate con i colleghi in quella Domenica dall'aria festosa, tra le giostre del Prater. O ancora, i momenti tranquilli e spensierati sulle diverse rive del Danubio, colorate e piene di vita, le visite incredule ai suoi sconfinati, impressionanti e numerosi musei storici, così come il suo imponente, affascinante Municipio.

Castello del Belvedere Vienna Austria
Castello del Belvedere
Hundertwasserhaus Vienna case colorate
Hundertwasserhaus

Lunghe passeggiate per scoprirla da cima a fondo, col mio compagno, senza aver bisogno per forza di cose del suo grandioso sistema metropolitano (e delle occhiatacce della gente), che ti porta da un capo all'altro della città, e dintorni, senza alcun compromesso (e smadonnamenti).


È stata una bellissima esperienza di cui farò un gran tesoro, sopratutto qualora il mio lavoro mi costringerà nuovamente a fare i conti con il mio coraggio, per preparare i bagagli utili a cercare fortuna altrove e che, non del tutto inaspettatamente, mi ha insegnato a valorizzare di più anche il mio Paese, per tutto ciò che nel bene e nel male ha da offrire.

 

Nonostante in questo periodo sia piuttosto difficile, se non impossibile, viaggiare, sono sicuro che almeno fino a metà giugno la mia mente, il mio cuore e i miei occhi saranno di nuovo occupati a visitare quella piccola, grande gemma che è Vienna, fosse anche

solo attraverso le centinaia e centinaia di foto che ho avuto la fortuna di scattare e in cui ancora devo trovare la forza di fare ordine.

 

Ne approfitterò per farlo subito, sperando di scorgere in esse non solo della sana malinconia, ma, soprattutto, qualche altro insegnamento che la bella città austriaca mi ha impartito e che, ad una prima, fugace occhiata, non sono stato capace di apprendere.

In modo da essere pronto per la mia prossima avventura... chi può saperlo, potrebbe essere più vicina che mai!

 

 

Giuseppe

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Commenti: 1
  • #1

    Sabrina (lunedì, 01 giugno 2020 17:07)

    Bellissimo racconto, interessante lettura! Non ho avuto modo di vivere l'esperienza di trasferirmi così lontana dalla mia città, cambiare lingua, abitudini, amicizie, lavoro. Sebbene mi affascina tutto questo, immagino non sia così facile, non tanto come si può pensare. Grazie Giuseppe per aver condiviso con noi questa parentesi della tua vita, e grazie a Carolina per scovare storie e raccontarcele.